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Apr
09

Milano Internazionale – Cronache – N. 18 del 11 aprile 2009

SOMMARIO:

1) OMICIDIO ABBA: IL DISGUSTOSO “SCOOP” DI AFFARITALIANI.IT

2) EMARGINATI, IMMIGRATI E GAY NEL MIRINO

3) CORDIALI INIMICIZIE: PODESTÀ, FORMIGONI E AFFARI

4) IL PAPA COL PRESERVATIVO? NON SI PUO’


1) OMICIDIO ABBA: IL DISGUSTOSO “SCOOP” DI AFFARITALIANI.IT

Da svariati mesi il sito Affaritaliani.it, e in particolare la sua pagina quotidiana su Milano, si sta guadagnando sempre più frequenti citazioni dai grandi media. La cosa non sorprende affatto se si prende in esame il suo ultimo “scoop” (che a noi sembra solo una disgustosa “bufala”) sull’omicidio di Abba avvenuto nel settembre scorso. Il sito ha messo in linea in esclusiva delle riprese effettuate da telecamere di sicurezza automatiche in via Zuretti nella notte dell’omicidio – le potete vedere a: http://www.youtube.com/watch?v=EoJnOcxSwfM . Nelle riprese (senza audio) si vedono i ragazzi che fuggono (Abba indossa con una felpa bianca), i due assassini che li rincorrono armati di bastone e spranga e Abba che a un certo momento, quando si sono avvicinati, si volta e affronta i due aggressori, che poi cominciano a colpirlo, ma fuori del campo di ripresa delle telecamere. Nulla di nuovo, tutto corrisponde alle testimonianze dei ragazzi aggrediti (che hanno sempre affermato che Abba a un certo punto è tornato sui suoi passi per difendersi dagli aggressori armati: un atto di coraggio che va a suo onore). Affaritaliani.it ammicca ai lettori puntando sul truculento, scrivendo che il filmato “mostra la morte in diretta del giovane”, cosa non vera perché il momento della sua uccisione non viene mostrato dalle telecamere. Poi prosegue, parlando di “colluttazione, i ragazzi che deridono e scherniscono i due negozianti. Uno di loro sembra anche voler colpire uno dei due commercianti”. Nulla di questo (“deridono e scherniscono”) è visibile nel filmato, di fronte i due aggressori armati Abba, come chiunque altro avrebbe fatto, ha sicuramente detto qualcosa, si vede che cercano di tenerli a distanza – ma “deridono e scherniscono” e “sembrano voler colpire” sono puro frutto della fantasia di Affaritaliani.it. Non mancano altre “supposizioni” nel lungo commento del sito (lungo perché le immagini non dicono affatto quello che si vuole propinare al lettore e pertanto si rende necessario un testo di accompagnamento verboso), come per esempio quando scrive che “Daniele [l’autore materiale dell’omicidio] avanza con la spranga, probabilmente in soccorso [!!] del padre” – ad Affaritaliani.it evidentemente sfugge il particolare che i due sono armati mentre i ragazzi sono a mani nude, quindi non si può assolutamente parlare di “soccorso” di uno dei due aggressori all’altro (e non a caso Affaritaliani ricorre all’espediente retorico del “probabilmente”). Nel linguaggio di Affaritaliani l’aggressione omicida con bastoni e spranghe diventa “solo una rissa [!!], finita in tragedia”. Lo scopo ultimo appare quindi quello di lavare “l’onta di Milano”, cioè rassicurare i buoni borghesi razzisti per i quali quando un nero viene ucciso da bianchi si tratta solo di una rissa. Leggere per credere, tenendosi forte lo stomaco: “le immagini lavano via, a quest’atto di violenza, almeno l’onta del razzismo che pesava sulla città di Milano. L’accusa, quella di essere una città razzista, che nei giorni immediatamente successivi al 14 settembre 2008, venne rivolta a tutti i milanesi. In città ci furono manifestazioni, dichiarazioni, violenze fisiche, verbali e mobilitazioni. Tutto per un delitto che di razzista invece non ha nulla”. A parte il fatto che non si capisce cosa intenda Affaritaliani.it quando parla di “manifestazioni” mettendole in collegamento con inesistenti “violenze fisiche e verbali”, rimane il fatto che non è Milano a essere razzista e non c’è nessuna onta da lavare per la città. Razzisti sono determinate persone, determinati poteri, determinati assassini che hanno tutti nome e cognome e che, come si deve constatare ancora una volta, trovano ampio spazio giustificativo nei media, anche quando in gioco c’è l’omicidio brutale a sprangate di un giovane ragazzo disarmato. Non è un caso che lo “scoop” di Affaritaliani.it sia stato immediatamente ripreso dal quotidiano dei quotidiani di Milano, il Corriere della Sera, che ricalcando i testi del sito parla di “ragazzi che accettano [!!] la rissa”, “le immagini sembrano chiarire la dinamica di una lite degenerata in pestaggio”. Come se non bastasse, Affaritaliani.it sale in cattedra per dare lezioni di giornalismo. Il 26 aprile terrà al villaggio Barona un seminario di formazione per giornalisti sui temi del disagio e della marginalità, il tutto in collaborazione con soggetti di primissimo piano come l’Ordine dei Giornalisti di Lombardia, la Fondazione Cariplo, l’Università Cattolica e l’Università Statale. Tra gli “spunti di riflessione” che Affaritaliani.it cita nel suo sito in vista del seminario si legge: “ci sarà sempre bisogno di informazione attendibile, trattata con professionalità e autonomia, e con una forte tensione etica. Perché, allora, non approfittare di questi anni molto tempestosi per la professione giornalistica? Potrebbe essere l’occasione per migliorarne l’immagine verso un pubblico che non la considera più come una volta… Correggendo vizi, cambiando modi di scrivere e di raccontare”. Complimenti! Prima di dare lezioni agli altri sarebbe però forse il caso che Affaritaliani.it cominciasse a riflettere sulle differenze che ci sono tra una “rissa” e un’aggressione omicida a sprangate contro una persona disarmata e sul fatto che è meglio non riempire i propri articoli di “probabilmente” e “sembra” a sostegno di tesi preconcette: a differenza di quanto evidentemente pensano molti operatori dei media con eccellenti padroni ed eccellenti relazioni, i lettori non sono scemi.

(fonti: http://www.affaritaliani.it [sezione Milanoitalia], 7 aprile, 10 aprile; Corriere della Sera, 8 aprile)


2) EMARGINATI, IMMIGRATI E GAY NEL MIRINO

Nel giro di una sola manciata di giorni, più precisamente dal 6 al 10 aprile, le pagine lombarde dei giornali hanno pubblicato una serie di notizie che nel loro insieme danno un quadro sempre più preoccupante di violenza ed emarginazione, in particolare per quanto riguarda gli immigrati, ma non solo. La notizia più agghiacciante riguarda l’uccisione da parte di due poliziotti di un barbone che frequentava la Stazione Centrale di Milano, avvenuta sette mesi fa e catalogata all’epoca dalla polizia come decesso per malore. Secondo la versione data allora dagli agenti della Polfer, Giuseppe Turrisi, di 58 anni, era stato fermato perché disturbava e portato nell’ufficio della polizia in stazione, dove il barbone, ubriaco, avrebbe dato in escandescenze minacciandoli con un taglierino. Ne sarebbe nata una colluttazione in conseguenza del quale Turrisi si sarebbe sentito male, con il conseguente decesso in ambulanza per arresto cardiaco. I risultati dell’autopsia hanno però insospettito la magistratura: “ecchimosi al volto, al capo, al torace, al braccio sinistro, infiltrazioni emorragiche alla testa e alle reni, ma soprattutto una costola che rompendosi ha spaccato la milza”, come scrive il Corriere della Sera. Insomma, emerge il quadro di un brutale pestaggio contro un uomo che fin dall’inizio si reggeva a stento in piedi, aggravato dalla falsificazione del relativo rapporto. Durante l’inchiesta nessuno dei colleghi degli agenti ha confermato la presenza di un taglierino, tranne uno che però è ora indagato per favoreggiamento. I due poliziotti adesso sono in stato di arresto accusati di omicidio, falso e calunnia. Vanno registrate anche alcune reazioni riprese dal Corriere della Sera: il questore Vincenzo Indolfi e il capo della Polfer lombarda, Claudio Caroselli, parlano di verità emersa grazie a un’indagine interna, ma dalla cronaca del Corriere risulta chiaro che la verità è emersa in seguito all’autopsia e ai sospetti che ha ingenerato nei magistrati. Calderoni ha detto tra le altre cose che “questi ragazzi hanno peccato di ingenuità”, mentre Gabriele Ghezzi del Siulp, uno dei sindacati di polizia, ha dichiarato direttamente “esprimiamo solidarietà ai colleghi”. AGGIORNAMENTO DEL 24 APRILE: Come riferisce il Corriere della Sera, il Tribunale del riesame ha accolto le argomentazioni della difesa derubricando l’omicidio da volontario a preterintenzionale e concedendo gli arresti domiciliari ai due poliziotti che erano stati incarcerati l’1 aprile.

Due altre notizie dalla Lombardia illustrano con chiarezza le prime conseguenze pratiche del decreto del governo in base al quale i medici possono denunciare gli immigrati irregolari che si rivolgono al pronto soccorso o alle strutture ospedaliere. A Pavia un ragazzo sudamericano di 20 anni, senza permesso di soggiorno, è rimasto a letto in casa per dieci giorni con dolori acuti e febbre molto alta, rifiutando il consiglio degli amici di andare in ospedale per il timore di essere denunciato. Alla fine, grazie anche all’intervento della Caritas, si è recato ormai in gravi condizioni all’ospedale dove è stato subito ricoverato in rianimazione. Aveva una normale appendicite che però, non essendo stata curata, è degenerata e ora lotta tra la vita e la morte. A Brescia un senegalese, Maccan Ba, dopo svariati giorni di sofferenza per un forte mal di denti ha vinto le paure e si è recato agli Spedali Riuniti, dove è stato denunciato, fermato da due agenti e portato in questura per 10 ore, come riferisce il Corriere della Sera. Naturalmente si tratta di due soli casi giunti sulle cronache dei giornali lombardi, che però sono emblematici di una situazione sicuramente molto più generalizzata. All’ex Cpt di via Corelli di Milano (oggi diventato Centro di identificazione ed espulsione degli immigrati) una cinquantina di detenuti è salita sul tetto per protestare contro la proroga fino a sei mesi della facoltà di trattenere gli immigrati irregolari nei centri. Uno di loro è rimasto ferito, secondo la versione della polizia perché alla vista di quest’ultima ha tentato di calari dal tetto. I manifestanti invece parlano di scontri, testimonianza avvalorata da materiali audio pubblicati sul sito http://www.autistici.org in cui si sente un ospite del Cpt che, come scrive il Corriere, “urla all’arrivo dei poliziotti denunciando un atteggiamento aggressivo”.

La notte tra il 4 e il 5 aprile, alla vigilia del raduno neonazista organizzato da Forza Nuova, c’è stato un violento raid contro un locale frequentato da gay, il circolo Toilet sui Navigli. Quattro uomini con le teste rasate scesi da un automobile senza targa hanno assaltato il locale armat di cric e cacciaviti al grido di “froci comunisti”. Tra le vittime un ragazzo ferito alla testa con il cric e il gestore del locale preso a pugni. Secondo quanto riferise Repubblica due dei responsabili sono stati raggiunti dagli agenti e denunciati per resistenza a pubblico ufficiale (?!). Secondo l’ufficio volanti, nonostante i fatti evidenti “non ci sarebbero elementi tali da provare la matrice politica e omofobica dell’aggressione” – una reazione che ricalca i recenti numerosi casi in cui aggressioni chiaramente razziste, politiche e omofobiche sono state catalogate dalle forze dell’ordine come prive della relativa matrice.

(fonti: Corriere della Sera, 7 aprile, 8 aprile, 9 aprile, 10 aprile; Repubblica, 6 aprile)


3) CORDIALI INIMICIZIE: PODESTÀ, FORMIGONI E AFFARI

Il Corriere Economia ha pubblicato un articolo di Jacopo Tondelli sul candidato del Pdl alla presidenza della Provincia di Milano, Guido Podestà, in cui si parla dei suoi conflitti con Formigoni e dei suoi interessi d’affari. Tra Podestà e Formigoni esiste una lunga e articolata “cordiale inamicizia”. Podestà, che è un berlusconiano di ferro, ” nel 2007 ha sfidato e battuto la componente formigoniana legata a Comunione e Liberazione del partito per diventare coordinatore provinciale. Dinamiche analoghe, l’anno seguente, quando è succeduto a Maria Stella Gelmini ai vertici regionali”. Ma gli attriti riguardano anche il versante economico, a partire da quello della sanità. La moglie di Podestà, Noevi Zanella, controlla l’80% del gruppo Zanella, del quale fa parte la Residenze Heliopolis, una società che gestisce case di residenze per anziani e che si è vista rifiutare l’accreditamento in Regione. Come scrive Tondelli, “il tentativo di allargare il potenziale bacino di utenza attraverso l’accreditamento di Heliopolis finora [si è infranto] contro il muro della regione formigoniana”, tanto che la Heliopolis ha presentato ricorso presso il Tar lamentando un “blocco indistinto degli accreditamenti”. Podestà è consigliere di amministrazione in svariate società del gruppo controllato dalla moglie, che raccoglie oltre 20 aziende con un giro di affari di una ventina di milioni e che operano nei settori assicurazioni, finanza, immobiliare, consulenze, oltre alla già citata sanità. Intanto, secondo quanto riferisce Rodolfo Sala sulla Repubblica, nella ciellina Compagnia delle Opere, fino a oggi il fulcro del potere di Roberto Formigoni, le acque sono agitate. Il Pdl si sta preparando a trasformarsi in un vero partito in Lombardia e Formigoni, da questo punto di vista, è un ostacolo. L’uomo che avrebbe il compito di traghettare la Compagnia delle Opere e Cielle verso una posizione più neutrale nei confronti dell’ala berlusconiana sarebbe Maurizio Lupi, ex assessore milanese all’urbanistica (il “padrino” dell’attuale assessore Masseroli) e attualmente vicepresidente della camera, sempre più spesso mandato a parlare di fronte alle telecamere a nome del Pdl. Secondo voci riportate dalla Repubblica Lupi sarebbe addirittura candidato a sostituire Moratti alla guida del Comune di Milano quando nel 2011 scadrà il mandato dell’attuale sindaco. Una conferma del calo delle quotazioni di Formigoni all’interno del sistema di potere lombardo sarebbe data dal recente avvicendamento ai vertici della Fiera di Milano, che ha visto i ciellini formigoniani perdere completamente la partita a favore di berlusconiani (Perini), leghisti ed esponenti di Alleanza Nazionale. Va tuttavia osservato che Formigoni nelle settimane scorse ha ottenuto il controllo di fatto della gestione delle grandi opere per l’Expo, che è stata assegnata al Tavolo Lombardia da lui presieduto.

(fonti: Corriere della Sera, 6 aprile; Repubblica, 10 aprile)


4) IL PAPA COL PRESERVATIVO? NON SI PUO’

Al liceo Beccaria di Milano si è verificato un fatto che la dice lunga sull’atmosfera soffocante che regna nelle scuole. Poco prima di Pasqua i redattori dell’Urlo, giornalino scolastico, hanno distribuito nelle classi il nuovo numero, sulla cui copertina compariva una vignetta che raffigurava il papa Benedetto XVI con un preservativo in testa. La preside ha fatto immediatamente ritirare le copie, ha fatto strappare la prima pagina incriminata, e poi ha fatto ridistribuire il numero nelle classi! Come ciliegina sulla torta, ha ottenuto dai ragazzi l’assicurazione che al ritorno dalle vacanze si scuseranno con la “comunità scolastica”.

(fonte: Corriere della Sera, 9 aprile)




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