26
Mag
09

È uscito il decimo Rapporto su Torino

Segnaliamo ai lettori di Milano Internazionale che il Comitato Rota ha pubblicato il decimo Rapporto su Torino, di cui riportiamo qui di seguito una recensione. Il rapporto, completo di un ampio database di tabelle, può essere consultato direttamente dal sito del Comitato (http://www.comitatorota.it)

Per dieci anni, il Rapporto su Torino ha cercato di accompagnare e analizzare le evoluzioni in atto nell’area metropolitana, con una disamina sia dei trend sia dei progetti (da avviare e in fase di realizzazione), e ha prodotto una bancadati on line con 246 tabelle scaricabili (http://www.comitatorota.it) e circa 35.000 dati statistici socioeconomici (su Torino e, per confronto, le altre metropoli italiane).

Quest’anno il Rapporto fa il punto su quanto la città sia cambiata nel decennio trascorso. Dal punto di vista economico, permangono segnali di declino, non più – come in passato – a causa dell’industria, che anzi negli ultimi dieci anni si è consolidata e internazionalizzata, è aumentata la presenza di grandi società di capitale, l’indotto si è autonomizzato dalla Fiat, la quale pare aver posto le basi per strategie rinnovate e competitive.

E’ il terziario che rimane invece debole, poco produttivo: l’ICT fatica a diventare competitivo a livello sovra locale, l’accoglienza turistica è migliorata ma senza un vero boom di presenze, cultura ed eventi sono in chiaroscuro: grande crescita dei musei e di alcune manifestazioni di spicco, ma declino complessivo di fiere, congressi, sport business (specie a causa dei deboli investimenti dei privati).

Sul fronte della sostenibilità sociale la città è oggi più anziana e decisamente più multietnica rispetto alle attese: la reale integrazione dei cittadini nati all’estero – e, ancor più, dei loro figli – risulta oggi una delle sfide più impegnative per i prossimi anni. Il sistema della salute risulta oggi più efficiente della media, ma scarsamente sostenibile, anche per relativamente scarsa attrazione di pazienti da altre regioni, per la debole presenza di soggetti privati competitivi e per la moltiplicazione di tanti poli di ricerca, nessuno di primissimo piano.

Il sistema dell’istruzione si conferma nell’ultimo decennio rimane tra i migliori d’Italia, grazie all’eccezionale investimento di enti pubblici (e fondazioni bancarie). La scolarizzazione è cresciuta ben oltre le più rosee previsioni, senza tuttavia riuscire a colmare lo storico gap con le metropoli più istruite del Paese. Gli atenei torinesi, pur diventando più attrattivi e tra i più efficienti per rapporto investimenti-qualità, soffrono sul fronte della sostenibilità economica, specie per la proliferazione di strutture didattiche e di ricerca.

Dal punto di vista urbanistico, il Piano regolatore del 1995 ha complessivamente funzionato, modificando il volto di aree dismesse e quartieri degradati, dinamizzando il mercato locale, dando un orizzonte unificante (del tutto assente in altre città) a vari progetti. Ha oggi però quasi esaurito la sua spinta propulsiva. Anche il Piano strategico Torino internazionale (del 2000) è stato un importante “luogo” in cui sono confluite tante progettualità: quasi un terzo delle azioni strategiche è stato completato, solo un quinto non è mai stato realizzato.

Il sistema dei trasporti emerge come una delle maggiori criticità cittadine: per accessibilità esterna, il capoluogo piemontese rimane marginale, soprattutto a causa delle irrisolte questioni della linea TAV per la Francia e del sistema ferroviario metropolitano e di un aeroporto indebolito. A livello di mobilità urbana, l’evento eccezionale del decennio rimane l’avvio della prima linea cittadina della metropolitana, che però da sola non basta certo a invertire la tendenza al declino del trasporto

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