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Ora e sempre repressione

Ora e sempre repressione

di Andrea Ferrario

Nel solo giro di un mese c’è stato un fiorire di notizie che parlano di una Lombardia sempre più attanagliata dalla repressione. Si va dalla paranoia poliziesca, alla militarizzazione, agli sgomberi e agli spari contro gli immigrati, fino ai divieti più assurdi. E intanto il centrosinistra rincorre la destra sullo stesso terreno.

1. Ora e sempre paranoia

“Ora e sempre resistenza” è un bello slogan, positivo, che invita alla lotta adesso e in futuro, riallacciandosi all’esperienza di chi in passato ha liberato l’Italia dai nazifascisti. Oggi però evidentemente è diventato roba pericolosa. Il 12 maggio qualcuno lo ha tracciato con lo spray su un muro esterno, e anche abbastanza nascosto a giudicare dalle foto, della Facoltà di Biologia dell’Università Statale di Milano. Accompagnandolo con una stella rossa che, si affrettano a specificare i giornali, “è dipinta internamente e quindi non tracciata per linee come erano quelle utilizzate, per esempio, delle Brigate Rosse”. Insomma, al massimo una questione che riguarda l’Amsa. E invece no, le cronache ci informano che “sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo informativo, che si stanno occupando delle indagini”! Un altro caso di paranoia politico-repressiva è quello della scuola elementare di viale Puglie, in zona Corvetto sempre a Milano. Alcuni insegnanti avevano appeso alle finestre dei cartelli con su scritto semplicemente “meno 1”, una forma pacifica e civilissima di protesta per fare sapere all’esterno che in seguito alla riforma Gelmini in quella scuola l’anno prossimo ci sarà un insegnante in meno. Non sia mai! Sono arrivati due agenti in borghese della Digos intimando alla dirigenza di fare rimuovere i cartelli. La preside ha eseguito subito gli ordini e ha fatto rimuovere cartelli analoghi anche dall’altra scuola che dirige, in via Martinengo. Ormai siamo alla paranoia completa, a un tristissimo “ora e sempre repressione”. Ce lo conferma un’altra lunga serie di notizie che riportiamo qui di seguito.

2. Ora e sempre militarizzazione

“L’importante è evocare il clima d’assedio con i milanesi costretti in un fortino. Ma poi ‘arrivano i nostri’, cioè i militari”, scrive la Repubblica informando della proroga delle pattuglie di militari a Milano. Erano state introdotte un anno fa, per un periodo semestrale prorogabile “al massimo per altri sei mesi”. E invece, dopo la prima conferma per altri sei mesi, adesso sono state prorogate addirittura per un anno e mezzo, fino al 31 dicembre 2010, diventando così di fatto un dispositivo permanente. Schizofreniche le dichiarazioni rilasciate dai vari De Corato ecc. in questi giorni: da una parte si vanta un giorno l’efficacia delle pattuglie di militari citando cifre sul calo della criminalità (in realtà in atto progressivamente da anni, oltretutto in maniera ancora più marcata là dove, come a Brescia per esempio, le pattuglie non ci sono), dall’altra il giorno dopo se ne chiede il rinnovo a causa dell’aumento degli stupri. Intanto però sono riusciti a fare passare il concetto che la militarizzazione del territorio e delle città è ammissibile. Fino al punto che ora Pdl e Lega propongono un raddoppio del numero di soldati per esportare la militarizzazione anche all’hinterland milanese e al resto della regione (La Russa la vorrebbe, per esempio, nella già citata Brescia).

3. Ora e sempre razzismo

Allo stesso tempo è stata annunciata la proroga di un anno della nomina del prefetto Giovanni Lombardi a commissario straordinario per i rom. La notizia è arrivata in contemporanea allo sgombero del Marchiondi a Baggio dove, secondo quanto riferisce la stampa, si erano da tempo insediati circa 100 rom che si sono pacificamente allontanati all’arrivo delle forze dell’ordine. Ora l’edificio sarà disponibile per la “riqualificazione” in pensionato universitario, un’attività che si sta rivelando un bel business: il pensionato “ecomostro” di cui si prevede la costruzione in via Botticelli, venduto all’opinione pubblica come operazione sociale a prezzi calmierati, destinerà per esempio secondo le previsioni solo 50 delle 600 unità abitative all’affitto calmierato (alla cifra comunque non indifferente di 400 euro al mese) e le restanti 550 al prezzo esorbitante di 800-1.000 euro al mese. Intanto Repubblica informa che i rom espulsi dal Marchiondi si sono reinsediati alla rinfusa in prati e angoli della zona adiacente. Il Comune di Milano, per bocca dell’assessore alle Politiche Sociali (sic!), ha annunciato che presto si procederà allo sgombero dei campi regolari di via Novara e via Bonfadini. Il vicesindaco Riccardo De Corato da parte sua afferma che nei rimanenti campi regolari “potrà restare solo chi non è mai stato in galera”. Intende forse dire che si vuole passare alla regola secondo cui chi è stato in carcere perde il diritto a un’abitazione? Se fosse così si aprirebbero tempi duri, per esempio, per Salvatore Ligresti… Il presidente della Provincia naturalmente non ha perso l’occasione degli sgomberi per fare sentire la sua voce: Filippo Penati ritiene che si faccia troppo poco e invita a una intensificazione della repressione contro i rom e con l’occasione ricorda anche che non è ancora stata chiusa la moschea di viale Jenner. Gli risponde il presidente del centro culturale di viale Jenner, Abdel Amid Shari: “Noi eravamo d’accordo con il prefetto di far passare questo periodo di campagna elettorale sotto silenzio. Ma non vorrei che proprio a ridosso delle elezioni qualcuno ci voglia utilizzare per i propri fini elettorali. E’ strano: Penati per 5 anni non si è accorto della nostra presenza, se non l’anno scorso. E la Lega sta facendo il suo mestiere. Non per risolvere un problema sociale ma perché vuole utilizzare i musulmani ‘cattivi’ per avere qualche voto in più. Noi siamo disponibili al dialogo, ma non possiamo trasferirci se non ci troviamo di fronte a una proposta seria. Sicuramente non moriremo davanti a viale Jenner 50, ma ci facciano una proposta non propagandistica che contempli soddisfazione per la comunità islamica e per la popolazione milanese”. La stampa da parte sua cavalca la campagna ideologica contro i rom, il quotidiano Cronacaqui per esempio spara un grottesco titolone: “Expo e pugno di ferro sfrattano gli zingari dal Triboniano” (nel campo ci sarebbe stata una diminuzione di presenze). Di come si agisca su basi razziste è un esempio poi quanto riferisce il Giorno in un servizio sui pattugliamenti misti vigili-polizia in zona Duomo a Milano. Il quotidiano cita tra virgolette il relativo ordine di servizio: “Particolare attenzione dovrà essere prestata ai comportamenti degli extracomunitari nelle adiacenze dei portici settentrionali e dell’Arengario”.

4. Ora e sempre divieti

Su un altro fronte prosegue la paranoia dei divieti. L’assessore alla salute di Milano, Giampaolo Landi di Chiavenna (ex An, ora Pdl) ha deciso di vietare il fumo nei parchi della città. In alcuni servizi della stampa si parla di divieto nelle aree a verde attrezzato, e qui va specificato che a Milano, per gonfiare artificialmente le statistiche sulle aree verdi, vengono definite come tali anche numerosi normalissimi viali alberati. L’associazione di consumatori Codacons plaude all’intenzione di vietare il fumo delle sigarette nei parchi e arriva al delirio: “Proibiamo le sigarette anche fuori da scuola e dentro le auto”. Milano comunque non sarebbe la prima città a introdurre il divieto di fumare nei parchi, lo hanno già fatto altre come Napoli e Verona. E indovinate chi è stato il primo multato a Verona? Naturalmente un romeno! A Brescia invece si vuole vietare il cricket. Perché? Perché la più numerosa comunità di immigrati della città è quella dei pachistani (1.200), per i quali il cricket è lo sport nazionale, così come d’altronde per i cittadini del Bangladesh (1.000). Il relativo provvedimento naturalmente non citerà esplicitamente il cricket, bensì sancirà il divieto dei giochi sportivi nei parchi. Ma a Brescia esistono in alternativa numerose strutture per tutti gli sport più praticati, fatta eccezione il cricket che sarà quindi di fatto vietato. Così commenta Sayad Shah, portavoce dei pachistani di Brescia: “E’ l’ennesimo schiaffo in faccia che riceviamo dalla giunta di centrodestra. L’alloggio, il rilascio di certificati, la possibilità di pregare: fanno di tutto per renderci difficile il raggiungimento dei nostri diritti fino a farci desistere. Per il cricket abbiamo più volte chiesto che ci mettessero a disposizione un’area, non ci hanno mai risposto. Ma fosse solo un problema sportivo…”. In provincia intanto si spara agli immigrati. Un pensionato di Bedizzole ha sparato a un nigeriano che aveva citofonato per vendergli della merce. L’uomo ora è in ospedale con una prognosi di venti giorni, si è salvato solo perché si è messo a correre a zig-zag. Il pensionato ha commentato freddamente: “L’ho messo in fuga con il fucile. Ma che cosa ho fatto di male?”.

5. Ora e sempre alla rincorsa della destra

E per finire, mentre la destra lombarda mette in atto una valanga di divieti, raggiungendo in alcuni casi punte di grottesca follia, il centrosinistra cosa fa? La rincorre, naturalmente! L’8 maggio l’opposizione di centrosinistra nel consiglio comunale di Milano ha proposto di introdurre una serie di nuovi ennesimi divieti, tra i quali quello di vendere alcolici di asporto dopo le 22 e quello di aprire locali notturni entro 150 metri da parchi e chiese.

(fonti: Il Giorno, 18 maggio, 26 maggio; Cronacaqui, 19 maggio; Repubblica, 13 maggio; 17 maggio; 19 maggio, 29 maggio; DNews Milano, 19 maggio; Corriere della Sera, 13 maggio, 20 maggio, 23 maggio)




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