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In breve da Milano e dalla Lombardia, 1 giugno 2009

In breve da Milano e dalla Lombardia, 1 giugno 2009

Mentre il Comune di Milano perde milioni, in Unicredit si gioisce – Scuole e crolli: si aspetta un’altra tragedia? – Quando qualcosa si muove – Condannati Albertini, De Corato e Masseroli… – …e condannato anche Roberto Castelli – Il ciellino si cambia d’abito – La paura e la rabbia corrono sui binari – No, la multa a Trenitalia non si può – Apartheid leghista: assistere senza vomitare? – All’Università la sinistra si riprende

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Mentre il Comune di Milano perde milioni, in Unicredit si gioisce

Lo scandalo dei derivati del Comune di Milano, al quale Milano Internazionale ha dedicato recentemente un articolo (http://milanointernazionale.it/2009/05/11/derivati-e-bilancio-le-mani-della-finanza-creativa-su-milano/), si arricchisce di nuovi particolari. Al centro dell’attenzione è ora la banca Unicredit, dopo che la registrazione di una telefonata è stata depositata al Tribunale del Riesame nell’ambito dell’inchiesta sul buco creato nelle casse comunali dai derivati legati alla ristrutturazione del debito di Palazzo Marino. Come scrive la Repubblica: “Mentre il Comune di Milano si incamerava una perdita di circa 100 milioni di euro sui derivati, i manager di Unicredit festeggiavano per avere incassato un profitto di 2 milioni e 40.000 euro in poche ore”. L’8 settembre Andrea Gavazzoni di Unicredit comunica a un collega la chiusura dell’operazione del derivato stipulato dal Comune nel 2002 con Unicredit, e che generava per Palazzo Marino perdite per circa 100 milioni. Palazzo Marino si accollava 20 milioni di perdite, altri 48 milioni venivano rinegoziati con le banche estere oggi sotto inchiesta, mentre Unicredit ne ristrutturava 20. Da quella ristrutturazione le quattro banche estere incassavano 12 milioni di euro di profitti e Unicredit ben 2 milioni. Ecco alcune delle frasi pronunciate nello scambio telefonico tra Gavazzoni e il suo collega: “Grandi ragazzi, bisogna che facciamo un aperitivo o una cena per sta cosa qua”, “due milioni e quarantamila, ah cazzo, buttali via, si lavora una settimana…”, “come due milioni? Dai non scherzare che son soldi, ragazzi, non scherzate! Come hai fatto a fare due milioni di utile?” Gavazzoni: “Vabbe’, tu basta che ti rivolgi alle persone giuste e vedrai che sarai sempre soddisfatto” – quest’ultima frase è quella su cui supponiamo che la magistratura si concentrerà maggiormente. Prosegue la Repubblica: “Perdite per il Comune e utili per la banca sui quali i capi della divisione derivati di Unicredit calibravano i loro bonus. Nel 2005, Davide Mereghetti e Luca Fornoni, i capi dei ‘negoziatori’ di derivati con Palazzo Marino, hanno percepito un reddito di 3,4 milioni di euro a testa”. Intanto, secondo gli ultimi dati del Comune di Milano pubblicati dal Sole 24 Ore, i derivati stipulati nel 2005 dalla giunta di Gabriele Albertini stanno generando una perdita (valore di mercato attuale) di oltre 231 milioni di euro.

(fonti: Repubblica, 23 maggio; Sole 24 Ore, 26 maggio)

Scuole e crolli: cosa si aspetta, che succeda un’altra tragedia?

E’ un vero e proprio bollettino di guerra, che passa inosservato in piccoli trafiletti nelle pagine locali dei giornali lombardi. A Milano e in Lombardia nel solo mese di maggio si sono registrati altri tre crolli in scuole pubbliche. Nella scuola elementare di via Visconti, zona Bonola, il 6 maggio una piastrella ha ceduto, si è staccata dal muro ed è crollata in testa a una bambina, che è stata portata al pronto soccorso, fortunatamente senza serie conseguenze. Di fronte ai continui episodi che da mesi segnalano una situazione di fortissimo rischio per l’incolumità di alunni e insegnanti nelle scuole lombarde e milanesi, il commento dell’assessore milanese ai lavori pubblici Bruno Simini, riportato dal Corriere della Sera il 7 maggio, lascia stupefatti: “A questo punto sono sempre più convinto della necessità di far partire un monitoraggio su tutti gli edifici pubblici di Milano”. A questo punto? Sempre più “convinto”? Monitoraggio? Cosa aspetta l’assessore a disporre interventi con la massima urgenza? Che ci scappi il morto? Basta guardarsi in giro per vedere che la situazione in Lombardia e nel Nord è generalizzata. Il 25 maggio nella scuola materna Pagode, a San Donato, è crollato l’intero soffitto di un salone dell’istituto, per fortuna durante il fine settimana quando la scuola era chiusa. Spiega un genitore: “Il problema più grave è che i bambini giocano tutti i giorni in quel salone. Poteva essere una tragedia”. Ora i bambini rimarranno a casa, probabilmente fino alla fine dell’anno scolastico. Il 29 maggio alla scuola elementare Mozzi di Treviglio è crollato il controsoffitto di un androne esterno e anche in questo caso per fortuna è successo poco dopo la fine dell’orario, quando gli alunni erano già usciti. Sono venuti giù d’un colpo quasi quaranta metri quadri di rivestimento isolante del soffitto, per un peso stimato di tre quintali: poteva essere una strage, come a San Donato. L’incidente è avennuto nella stessa data in cui, di notte, è crollato un soffitto nella scuola elementare Gabelli di Belluno, dove due anni fa era venuto giù un altro soffitto: anche qui strage sfiorata. Per farsi un’idea della spaventosa situazione dei crolli nelle scuole italiane è sufficiente digitare in Google le parole “scuola crollo soffitto”. Ma nessuno ne parla nei dovuti termini, se non a tragedia avvenuta, come a Rivoli nel novembre scorso quando è morto uno studente. Intanto si tagliano i fondi alle scuole e si stanziano cifre folli per progetti faraonici destinati a rimpinguare di miliardi le tasche degli speculatori, come l’Expo 2015 e il Ponte sullo stretto di Messina.

(fonti: Corriere della Sera, 7 maggio, 26 maggio, 30 maggio)

Quando qualcosa si muove

Il 25 maggio è stato rioccupato, a un anno dallo sgombero, il centro sociale SOS Fornace di via S. Martino 20 a Rho. Nel suo comunicato il Fornace (http://www.sosfornace.org), che ha una lunga tradizione di lotte per la difesa del territorio, scrive: “l’esperienza del centro sociale è stato un vero e proprio esempio di ‘riqualificazione dal basso’ di un’area dismessa che attraverso l’autogestione, è stata riportata in vita, facendola diventare in tre anni un contenitore di esperienze critiche e conflittuali contro la ristrutturazione che sta subendo il nostro territorio. […] La scelta dell’area di via S. Martino non è dovuta alla nostalgia. Questo spazio è situato in un’area strategica rispetto al prossimo sviluppo della città e alla costruzione della città-vetrina. Nel nuovo PGT i quartieri di S. Martino e Lucernate sono infatti indicati come epicentri della trasformazione verso il futuro assetto prospettato per Rho: quello di essere un cento direzionale sul modello de “La Défense” parigina, che comporterà la riconversione delle aree produttive e la conseguente terziarizzazione del territorio attraverso la costruzione di strutture ricettive, centri commerciali, uffici e la “densificazione” dei tessuti residenziali a bassa intensità. La città-vetrina di Fiera ed Expo è un cimitero di passioni per chi ci vive. E’ una città grigia, vuota, escludente, governata dalla paura del “nemico pubblico” di turno, nella quale le politiche securitarie si abbattono contro i soggetti deboli e non omologati – materia di ordine pubblico quando non di decoro urbano – tutelando nel contempo il profitto e la rendita dei soliti affaristi e speculatori malgrado i veri produttori di ricchezza di questo territorio siano precari e migranti. Al cemento si unisce dunque il manganello, connubio ben rappresentato dalla scricchiolante maggioranza che governa la città. Da una parte, al timone delle trasformazioni, il sindaco Zucchetti: ciellino, uomo di Formigoni ed emissario della Compagnia delle opere, e quindi della Fiera; dall’altra la Lega Nord, della cui pretesa di difendere il territorio rimane solo il razzismo e l’intolleranza, visto che gli interessi dei cittadini rhodensi sono già stati ampiamente svenduti in cambio di qualche poltrona nei posti chiave di Fiera Milano e della Società di Gestione di Expo 2015. Con questa occupazione vogliamo aprire una vertenza rispetto all’assetto complessivo che questo territorio, stretto nelle mani rapaci di Fiera ed Expo, andrà ad assumere nei prossimi anni. Riporteremo in via S. Martino 20 i percorsi, le vertenzialità e il conflitto che abbiamo prodotto, autorganizzandoci, all’interno della città vetrina di Expo 2015”.

Il 27 maggio a Milano c’è stata una arrabbiata ma festosa occupazione dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Milano, promossa dall’Assemblea delle Scuole del Milanese. “Volevano azzerare il tempo pieno, imporre il maestro unico, tagliare e far quadrare il bilancio del governo e dei banchieri, facendo saltare quello dell’istruzione. Dicevano che la ‘gente’ stava con loro. Poi la ‘gente’ ha scelto, in massa, il tempo pieno, riducendo la scelta del maestro unico a percentuali ridicole”, scrive in un comunicato l’Assemblea, che invita alla lotta concludendo: “A quelli che sono rassegnati, a quelli cui sono spuntati un po’ di mali, a quelli che ‘vorrei andar via da questo paese’, a quelli del ‘c’ho le bollette’, diciamo: venite con noi. Non chiudete la finestra, perché non c’è limite al peggio. Dimostriamo che siamo un osso duro, non diamo loro il segnale di via libera, o i prossimi due anni porteranno a termine il massacro che hanno iniziato”. Proprio questi giorni è stato dato il via alla definizione degli organici nelle scuole superiori milanesi. Oltre ai 403 tagli già previsti la “razionalizzazione degli organici” comporterà il sacrificio di altri 500 posti di lavoro. Come spiega il sindacalista Pippo Frisone: “tutte le discipline saranno penalizzate, tranne l’insegnamento della religione cattolica, dove ci saranno ancora docenti con poche unità di alunni”.

(fonti: Il Manifesto, 26 maggio; Il Giornale, 22 maggio)

Condannati Albertini, De Corato e Masseroli…

Il 12 maggio la quarta Corte d’Appello di Milano ha condannato l’ex sindaco Gabriele Albertini (Pdl-Forza Italia), il vicesindaco Riccardo De Corato (Pdl-An) e l’assessore Carlo Masseroli (Pdl-Cl), insieme ad altri quattro consiglieri della maggioranza, a risarcire con la cifra simbolica totale di tremila euro gli esponenti dell’opposizione Basilio Rizzo, Milly Moratti e Maurizio Baruffi. I fatti risalgono al marzo 2003, quando la maggioranza di centrodestra aveva fatto preparare e protocollare in anticipo 92 emendamenti in bianco per fare decadere gli oltre 2.000 emendamenti presentati dall’opposizione al bilancio preventivo per quell’anno. L’imbroglio era fallito per l’intervento di una consigliera comunale e dei vigili urbani. Il particolare che rende ancora più interessante il tutto è che proprio un mese fa Albertini, per sostenere l’infondatezza di ogni ipotesi di una sua colpevolezza per lo scandalo derivati, aveva citato come esempio il fatto di essere stato assolto in primo grado per la faccenda degli emendamenti in bianco.

(fonti: Avvenire e Repubblica, 13 maggio)

…e condannato anche Roberto Castelli

L’attuale ministro delle infrastrutture Roberto Castelli è stato condannato dalla Corte dei Conti a restituire all’erario 50.000 euro insieme al suo ex capo di gabinetto Settembrino Nebbioso. I fatti risalgono all’inizio del 2000, quando il leghista Castelli era ministro della giustizia e aveva affidato alla società Global Brain un’analisi dell’efficienza del sistema giudiziario. La consulenza era stata assegnata senza bando di gara e la commissione che avrebbe dovuto vigilare sulla società era stata nominata solo quando il lavoro di cui era incaricata la Global Brain era praticamente già concluso. A seguito di accertamenti da parte della Guardia di Finanza si è scoperto che la Global Brain non era conosciuta nel settore e soprattutto che:” era stata costituita solo un mese prima (il 12 novembre 2001) con capitale sociale versato di € 10.000, dalla Società M & P Risk Agency Spa (42% delle quote), dalla Global Brain di Alberto Uva e C. (43% delle quote) e dal Signor Bruno Della Negra (15% delle quote) e che nel lasso di tempo segnato dalle date testè indicate non aveva mai operato”. La sentenza ricostruisce anche uno strano accadimento: nel luglio del 2001 ad “una serata Mondana” a casa del Sig. Uva, Castelli espone la sua idea di realizzare un progetto di implementare l’efficienza degli uffici giudiziari. La Global Brain viene creata appositamente per questo scopo, in barba alla legge che impone un bando di concorso. Il motivo della condanna è che: primo la Global Brain ricevette l’incarico su segnalazione diretta del Ministro (Castelli) “l’affidamento dell’incarico è avvenuto non in base ad attestate qualità professionali della Global Brain – società che ancora non esisteva al tempo dell’assunzione della decisione di operare nel campo dell’efficienza del sistema giudiziario – sibbene all’evidente fine di favorire soggetti noti al Ministro; la Global non ha mai formalizzato in una proposta contrattuale l’oggetto delle prestazioni da eseguire, con la conseguenza che i reciproci diritti ed obblighi sono stati individuati in modalità del tutto irrituali…”. Secondo, la Global Brain non fece nulla di quanto pattuito ma ricevette comunque il compenso e non solo, ricevette anche altri due incarichi “la Global Brain non ha posto in essere alcuna attività, essendosi limitata a partecipare ai lavori della Commissione, come risulta dai processi verbali delle relative sedute, analiticamente esaminati nell’atto di citazione”…” E, di fatto, il 16 luglio 2002, la Global Brain invia al capo di gabinetto del Ministro una lettera (pag. 40 della citazione) con la quale si comunica l’avvenuta conclusione del progetto secondo tempi e attività concordate, circostanze entrambe non rispondenti al vero”

(fonte: Corriere della Sera, 10 aprile 2009)

Il ciellino si cambia d’abito

Sulla Repubblica del 16 maggio Franco Capitano racconta il background della nomina del ciellino Claudio Artusi ad amministratore delegato del megaprogetto Citylife, avvenuta in questi giorni: “Il 28 giugno 2004 una Commissione di valutazione composta dal consiglio di Sviluppo Sistema Fiera, guidata dall’allora amministratore delegato Claudio Artusi, selezionò la short list delle migliori offerte per l’acquisto e la riqualificazione dei 255mila metri quadrati del quartiere storico della Fiera. Pochi giorni dopo, il 2luglio, la fase finale dell’asta assegnò l’area alla cordata Citylife (Generali, Ras, gruppo Ligresti e altri), che vinse la gara con un’offerta di 523 milioni, nettamente superiore a quelle di Pirelli Re e Risanamento. Cinque anni più tardi, l’uomo che pilotò quella scelta, cioè Artusi (che negli anni successivi ha guidato Fiera Spa), diventa amministratore delegato di Citylife, cioè della società che acquisì quei terreni. Insomma, il venditore diventa numero uno della società acquirente. Un cambio d’abito, e via”.

La paura e la rabbia corrono sui binari

Da inizio aprile su alcune tratte della Linea 2 della metropolitana di Milano i treni hanno ridotto sensibilmente la velocità. Nei punti in cui si viaggiava a 50 all’ora adesso si viaggia a 15, in altri si è passati da 70 a 30. Il motivo non è dei più rassicuranti per i 90 milioni di viaggiatori che utilizzano ogni anno la linea verde. Il rallentamento è infatti dovuto, come scrive il Corriere della Sera, al fatto che sui binari ci sono scambi con il ferro deteriorato, meccanismi logori, strutture ormai usurate e pericolose. Il 2 dicembre scorso si era evitata la tragedia solo per la prudenza dei macchinisti: un pezzo di binario arrugginito si era spaccato di netto facendo deragliare un treno, per fortuna i macchinisti che erano passati poco prima da quel punto si erano accorti che qualcosa non andava e dopo la loro segnalazione la centrale aveva avvisato di diminuire sensibilmente la velocità. Il 23 maggio un tram della linea 5 ha deragliato nel centralissimo Corso Italia trascinandosi per 35 metri. Corso Italia è stato bloccato per ore e il traffico è andato in tilt. L’incidente sarebbe dovuto a un deviatoio dello scambio dei binari che si è aperto di scatto durante il passaggio della vettura. Non è un semplice caso fortuito, dato che un altro incidente con le medesime modalità si era verificato solo qualche giorno prima in Piazza Cinque Giornate. Non sorprende che gli utenti dei “servizi” ATM siano sempre più esasperati. Il 25 maggio dopo avere aspettato per oltre mezz’ora il tram 1 in via Settembrini hanno visto arrivare due vetture, entrambe però dirette al deposito. E allora hanno deciso di occupare i binari, chiedendo all’autista di caricarli e di fare una corsa completa sul percorso della tramvia. Dopo una telefonata alla centrale l’autista ha ottenuto l’ok – insomma, il tram è stato “dirottato”. Ribellarsi conviene.

(fonti: Corriere della Sera, 6 maggio, 24 maggio, 26 maggio)

No, la multa a Trenitalia non si può

Continuano intorno a Milano e in Lombardia le proteste dei pendolari per la disastrosa situazione dei collegamenti ferroviari dopo l’introduzione del nuovo orario di Trenitalia e l’arrivo dei treni ad alta velocità. Il 7 maggio sulla linea Milano-Piacenza vi è stato l’ennesimo ritardo e il comitato pendolari di San Zenone (provincia di Lodi) aveva preannunciato in caso di ritardi un’originale protesta: i viaggiatori, già in sciopero del biglietto, avrebbero dato una simbolica multa ai controllori per il ritardo del treno. Ma nel delirio repressivo che infuria sulla regione perfino una simpatica e pacifica protesta come questa è stata impedita. I controllori si sono presentati scortati da agenti della polizia, nella generale indignazione dei pendolari. Come ha commentato Fabio Spagnuolo del comitato, “hanno usato soldi pubblici per garantire il controllore. Il biglietto è un contratto tra due parti ed entrambe lo devono rispettare. La polizia questa mattina chi tutelava? La cittadinanza o un soggetto privato come Trenitalia? Le ferrovie hanno paura di una protesta civile e quindi hanno alzato il tono della contesa. Il ministro degli interni però dovrebbe spiegarci come mai ha consentito una cosa del genere”. I pendolari invitano a firmare la loro petizione online: http://www.firmiamo.it/piutrenipendolarimilanopiacenza

(fonte: Il Cittadino di Lodi, 8 maggio 2009)

Apartheid leghista: assistere senza vomitare?

Sulla proposta del leghista Matteo Salvini e della sua collega di partito Raffaella Piccinni di introdurre l’apartheid nei vagoni della metropolitana milanese ha pubblicato un bel commento su Repubblica il giornalista Curzio Maltese: “Per chi è cresciuto nella Milano degli anni Settanta, la metropolitana era la prova più fiera dell`internazionalità della città, della sua modernità, del suo essere «vicina all`Europa». Nessuna capitale italiana aveva una metro` decente. Quella romana era ed è rimasta un ghetto sociale sotterraneo. Quella di Milano è uguale a quelle di Parigi o Londra o Monaco. Quando l`Italia era lontana dall`essere una nazione multietnica, la metropolitana milanese era il luogo più interculturale e interclassista del paese. E la rete che collega tutti i simboli internazionali della città`, la Borsa e la Fiera, il Piccolo e la Scala, la Triennale e lo stadio di San Siro. Ma una volta alla meta la gente si divideva. I sedili della metropolitana erano l`unico luogo della società italiana dove tutto e tutti s`incontravano. L`operaio di Sesto seduto accanto alla modella svedese, il broker della finanza e lo studente, la casalinga e l`intellettuale, l`immigrato e il barone universitario, il turista giapponese, l`hooligan e il violinista. Un crocevia di autentica urbanità. […] La reazione della società milanese [alle dichiarazioni di Salvini e Piccinni] lascia perplessi. Silenzi, timidezze, imbarazzi da tutti i palazzi del potere economico e politico. Uno non può credere che arrivi il giorno in cui i milanesi assisteranno senza vomitare alla scena di un anziano immigrato o di una donna africana incinta costretti a cedere il posto a un ragazzo bianco. Ma mese dopo mese, qualcuno ci sta abituando a trattare con gli incubi”.

(fonte: Repubblica, 9 maggio)

All’Università la sinistra si riprende

Dopo la grande Onda di questo autunno-inverno il voto per le elezioni dei rappresentanti degli studenti nelle università milanesi hanno visto un aumento della partecipazione e la vittoria delle liste di sinistra alla Statale e alla Bocconi. Alla Statale Sinistra Universitaria ha ottenuto il 47%, ben oltre il previsto, mentre Obiettivo studenti (Comunione e Liberazione) rimane ferma e Azione universitaria-Mpl (Pdl) è in netto calo. Esordio da disfatta invece per la lista Mup (Lega Nord). Alla Bocconi dopo otto anni di dominio incontrastato delle destre Alternativa democratica (centrosinistra) conquista il seggio riservato agli studenti nel consiglio di amministrazione. Nel parlamentino le liste legate a Pdl e Cl riescono invece insieme a strappare la maggioranza. Alla Cattolica domina come sempre Ateneo studenti, lista legata a Cl, ma il Corriere della Sera scrive che “sulla vittoria cala l’ombra di infrazioni elettorali”: si va dai brogli, alla manipolazione di dati sulle presenze, alle mailing-list rubate a un professore per fare propaganda elettorale, ai cartelloni strappati, alla violazione del giorno di silenzio, al respingimento dalle urne di studenti regolarmente iscritti.

(fonti: Corriere della Sera, 15 maggio, 29 maggio)

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