20
Dic
09

Nessuna pietà per il lettore! Una penna affilata come una lama di coltello.

Le piratasse (inviate speciali di Milano Internazionale), confermandosi indomabili segugi di sensazioni e insaziabili creatrici di situazioni, tornano a colpire con l’ennesima intervista.   Questa è la volta di Paolo Alvino, scrittore emergente di questa ‘strana’ Milano, che ci racconta il contesto e lo scenario che caratterizza la sua prima prova letteraria.

Incontriamo Paolo Alvino alla presentazione di ‘Fiore Crudo’, il suo primo romanzo. Per l’intervista, ci allontaniamo dalla folla di adulti e troviamo un piccolo spazio nell’area dedicata ai bimbi dello Superstudio Più, dove si è appena tenuta l’edizione 2009 di “Un libro a Milano”.

PIRATESSE: nel tuo libro, Milano troneggia sullo sfondo. I luoghi di Milano che citi, rappresentano una particolare geografia delle tue emozioni?

ALVINO No, potrei dire di no. La Milano in cui si muove la protagonista è una Milano quasi impalpabile, indifferente, una citta’ aliena, estranea e ostile che riflette le emozioni ed il sentire della protagonista. La protagonista vive un senso di estraneità, di indifferenza e Milano è un po’ il luogo, il topos in cui si realizza questo suo essere estraneo al mondo. Così non ho voluto dare una precisa collocazione, solo dei riferimenti toponomastici ad una Milano del vizio, ad esempio le strade, i luoghi dove si esercita la prostituzione e dove la protagonista compie le sue scorribande notturne. Una volta trovavo Milano una città entusiasmante, ma negli ultimi anni mi sono molto raffreddato. Quindi, anche se non rientra nella mappa delle mie emozioni, nel creare una Milano così fredda e gelida si sente l’eco del mio distacco da questa città. La Milano degli ultimi tempi: un luogo essenzialmente estraneo.

PIRATESSE: Quali sono i romanzi che hanno al centro Milano che senti più vicini al tuo?

ALVINO Premetto che di romanzi su Milano non ne ho letti molti. Posso citare 2 autori: Gianni Biondillo e Raul Montanari. Biondillo è radicato nella citta’ e nel quartiere di Quarto Oggiaro, che è prossimo alla mia zona di residenza, la Bovisa, e descrive la realtà urbana come in un ritratto dal vivo, perciò nei suoi romanzi trovo molti punti di riferimento. La Milano di Montanari invece è più funzionale alle vicende dei suoi personaggi. Nel corso delle mie letture mi sono reso conto di una cosa, in molti scrittori la città diventa la vera protagonista del romanzo. Senza arrivare alla Dublino di Joyce, posso citare la Mumbai di Vikram Chandra in “Giochi sacri” dove la citta’ stessa, la metropoli indiana, diventa un’entità vivente che quasi sommerge le stesse gesta dei protagonisti. È un tipo di approccio che non mi appartiene: in questo romanzo ho lavorato molto sulla personalità della protagonista, la città è solo una scenografia.

PIRATESSE: una trama complessa, con vari personaggi e situazioni, come una tragedia greca …parlaci un po’ della tua scelta di far muovere i personaggi in questo modo.

ALVINO Il romanzo è centrato molto sul personaggio principale e altri di contorno che ne sono un po’ le costellazioni. L’idea di farli muovere e disporli come sul palco di una tragedia greca, aldila’ della trama drammatica, mi consentiva di caratterizzarli meglio, di assegnare a ciascuno il proprio ruolo, il proprio destino oppure la propria maschera, per usare un termine teatrale. Infatti ognuno porta una maschera e la deve portare fino in fondo. La stessa Maura rimane sempre prigioniera della sua condizione, anche se in alcuni momenti le si offre l’occasione per uscirne. Questa è la tragedia: Maura non può sfuggire a quello che gli dei hanno previsto per lei, anche se gli dei non esistono ed è escluso l’intervento divino. Maura rifiuta qualsiasi redenzione, qualsiasi conforto spirituale, che sia il conforto di un maestro o il conforto delle istituzioni religiose tradizionali. Ma come il protagonista classico della tragedia greca lei deve adempiere e compiere il suo fato.

PIRATESSE: alla presentazione di “Fiore Crudo” hai precisato di avere usato “la penna come una lama di coltello”: puoi approfondire questo aspetto della tua scrittura?

ALVINO La lama di coltello è l’immagine che ho associato alla scrittura di una grande narratrice ungherese, Agota Kristof, che mi ha molto ispirato. Come lei sentivo l’esigenza di dire delle cose che arrivassero dirette, nitide alla mente e al cuore del lettore, utilizzando frasi brevi, secche, incisive, scrivendo un romanzo ‘al limite’, crudele nelle situazioni, nei personaggi, nel linguaggio. L’immagine di usare “la penna come una lama di coltello” è quindi una scelta stilistica, la scelta di scrivere in maniera netta, secca, senza abbellimenti. Al limite risultando anche sgradito oppure offensivo, ma senza chiedere scusa.

PIRATESSE: “Fiore Crudo” rimanda all’importanza del corpo è un romanzo molto “fisico”: era la tua intenzione o si è sviluppato cosi mentre lo creavi?

ALVINO Nel momento in cui ho scelto il personaggio, questo personaggio non poteva svilupparsi in modo diverso. Scegliendo di fare un romanzo su un essere che rifiuta la sua femminilità, rifiuta il suo corpo e vive il disagio di vivere dentro un corpo femminile, il risultato non poteva essere che questo. Il fatto di aver scelto un personaggio di sesso femminile mi agevolava nel dare “fisicità” al romanzo, perchè se penso a qualcosa che abbia attinenza con il corpo, mi viene più immediato pensare ad una figura femminile che ad una figura maschile.

PIRATESSE: le battute finali di “Fiore Crudo” rimandano ad una citazione di Joyce. Quali scrittori ti hanno influenzato?

ALVINO Stavo leggendo Joyce mentre scrivevo il romanzo (Agota Kristof l’avevo letta tempo prima) e qualche cosa di Joyce stava finendo in questo romanzo. Mi sono ravveduto in tempo perchè Joyce è improponibile come esempio di narratore, è inimitabile. Ma ho voluto ugualmente dargli un riconoscimento nel romanzo, ed è il finale, lo stesso dell’Ulisse al termine del famoso monologo interiore del capitolo di Penelope: il “SI” che suona quasi come una disperata autoaffermazione della protagonista.

PIRATESSE: Stai pensando ad un nuovo lavoro? ci puoi anticipare qualcosa?

ALVINO: voglio fare il misterioso…sto scrivendo un altro romanzo… è un argomento un po’ più metafisico… sto cercando di adottare uno stile più complesso, non sarà una lama di coltello: il bello dello scrivere è sperimentare nuove forme, più che nuovi argomenti. Sarà sicuramente ambientato a Milano (ridiamo) ed in centro Italia, nella zona del lago di Bolsena, luoghi che ho frequentato in passato. Credo che prima o poi mi farò sponsorizzare da qualche ente del turismo (ridiamo) .

PIRATESSE: Paolo, ci dici cosa stai leggendo adesso?

ALVINO : L’autrice più lontana dal mio stile, Jane Austen.

 PIRATESSE: “Orgoglio e pregiudizio”?

ALVINO: No, “Ragione e sentimento”!

Sto apprezzando molto lo stile delle donne… in particolare Virginia Woolf.

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