20
Gen
10

A caccia della propria città del passato

Recensione di: Sandrone Dazieri “E’ stato un attimo”, Mondadori (Piccola Biblioteca Oscar Mondadori), 2006, pp.311, Euro 8,80 (a cura di Alberto Busi).

Santo Denti direttore creativo di un’importante azienda pubblicitaria ha un malore nel bagno della Scala. Come conseguenza dimentica improvvisamente il suo presente e gli ultimi quattordici anni della sua vita. L’ultima cosa che ricorda è di essere uno scaltro trafficante di droga nella Milano degli anni Novanta. Anche il suo presente, appena rimosso a causa del malore, non è meno torbido. Uno dei proprietari dell’agenzia pubblicitaria per cui lavora è stato ucciso. Lui è il principale indiziato. Il centro della narrazione diventa la caccia del proprio passato. Per Santo Denti (nel suo passato noto come Santo il trafficante) diventa imprescindibile capire cosa è successo nel suo recente passato e perché. Un libro che si presenta come un originale melange di generi: thriller, noir, commedia e critica sociale. Davvero bella la descrizione di Milano che fa il protagonista subito dopo il malore fuggendo impaurito dalla Scala. “Non ero mai stato un frequentatore del centro storico, ma quelle poche volte non poteva essermi sfuggita una bazzecola chiamata Emporio Armani, una mostruosità lunga venti vetrine. E da quando avevano ficcato un bancomat in ogni angolo?” E ancora “Il tram aveva dietro di sé una fila di taxi e li fissai a bocca aperta, ancora più impressionato. Erano bianchi invece che gialli…” Rimane stupito di non trovare più in Piazza Cavour l’insegna della “Notte” il suo giornale preferito. Anche la metropolitana non è più la stessa “non c’era più la doppia emme rossa, ma una singola, affiancata da una esse verde su fondo blu.” Anche la stazione centrale e la gente che ne popolava abitualmente la zona antistante erano completamente diversi. “Sembrava sempre quella, ma da vicino scoprii che la piazza con il pavè era sparita, sostituita da un’enorme pista da pattinaggio bordata di aiuole. Un gruppo di africani sbronzi si rincorreva tirandosi bottiglie vuote. Africani?”.  Appare una Milano irriconoscibile nella sua geografia apparente e soprattutto nella sua geografia umana.  Saltano le griglie interpretative: non ci sono più punti di riferimenti. Questo senso di straniamento unito all’ottimo ritmo rende indubbiamente affascinante e unico l’ordito narrativo.

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